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Istituto Professionale di Stato Versari Macrelli - Cesena (FC)
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"IL DOPO..." testo di Michele Zamagna

IL DOPO…..

Il respiro è l’azione fondamentale per la vita, insieme al battito cardiaco. Entrambi avvengono in maniera naturale, involontaria, portando la persona ad abituarsi a quel che è la vita, tra un respiro ed un battito.

Abbiamo perso quest’abitudine. Il respiro tagliato, i battiti azzerati, il dramma delle nostre più remote ed inquiete paure è ben visibile. Tempo pochi giorni e come una coltre nera ha invaso i nostri cieli, che rimangono plumbei, tersi, coccolati dalla luce d’un sole che nel momento più buio non è quasi mai svanito, a consolazione. Eppure è tutto nero, i cuori ed i respiri tremano, abbiamo come riscoperto la morte, come se prima fosse entità sconosciuta, lontana dai più.

La ciclicità vita-morte è riapparsa brutalmente, senza darci il tempo di aggrapparci ad un pensiero, ad una fede o alla scienza. Ciò che apprendiamo è che le due facce della medaglia (vita e morte) si somigliano; nella naturalezza, nell’involontarietà e nell’incertezza. Lo ha compreso e condiviso Mattia, trentottenne, sportivo, primo caso di Covid-19 in Italia, uscito un mesetto fa dalla terapia intensiva, in una recente intervista ha sintetizzato questi mesi surreali con le parole di chi, nell’inconscio del coma, ha visto la morte.

La vita e la morte si sfiorano tutti i giorni silenziosamente, dandoci il privilegio di non accorgercene, è questo ciò che ha detto. È un privilegio poter vivere non attanagliati e spaventati da un senso di oscuro, di morte che ci assale. Privilegio che questi mesi ci hanno tolto, mettendo a nudo le paure legate alla più antica condizione umana, il termine della vita, su cui gli avi a lungo si sono interrogati ed a cui erano abituati, consapevoli della loro condizione. Certo, la ricerca d’un dopo morte, d’una salvezza o d’un ciclo che continua ha caratterizzato fortemente il pensiero umano, pensare a ciò che ci aspetta, secondo canoni da noi accettabili lenisce il dolore.

Quel che osserviamo ora è, però, una società completamente disabituata all’idea della morte, delegata ai depressi, che però, contrariamente a quanto si possa pensare, cercano solamente senso della vita e senso della morte, perché la prima non sia condizionata dalla seconda, e perché la vita sia la più vera ed autentica possibile, non nascosta dietro le corse affannate dello sviluppo che ci permettono di dimenticare ciò che siamo, la nostra natura, l’importanza del cercare di comprendere quel che siamo in questo universo, l’importanza di farsi domande e vivere serenamente. Io a farlo non ci riesco, ma ci provo. Io tremo dinnanzi a quel che capita, non credo d’esser pronto a morire, provo a prepararmi alla dipartita dei miei cari, ma son turbato, profondamente.

È certo che ciò che stiamo vivendo ci cambierà, anzi, già ci plasma.

Grossman parla del cambiamento che avverrà al termine della reclusione, quando sarà possibile uscire più serenamente. Coglie più sintatticamente ciò su cui riflettevo prima, la tangibilità della morte ed il miracolo della vita, che come afferma, è ciò che davvero ci sta modificando e continuerà a modificarlo. Sottolinea come quel che sta accadendo cambierà totalmente la vita delle persone, che forse moriranno o vivranno lutti, o rimarranno in povertà comunque,sempre, in estrema precarietà. Sottolinea come l’umano è un filo d’erba, che appena s’alza il vento si appiglia alla terra con tutta la sua forza, con la volontà innata di resistere. Sottolinea come quest’umano apparentemente immortale, avido ed arido, ha un destino comune con tutte le altre specie, è caduco, ha una fine, chissà quando, ma ha una fine, una fine privilegiata, perché non se ne accorge.

Forse, dice Grossman, tutto questo porterà ad osservare ed a vivere la vita in una maniera diversa, concentrandosi su ciò che sono le priorità, finalmente vivendole un po’ più a pieno, consapevole che il tempo è un bene, non riacquistabile. La riflessione di Grossman è corretta, è diluita d’ottimismo, ma non troppo, è equilibrata, sa già che vivere tutto appieno, che pensare e ripensare, che essere sempre consapevoli d’un tempo incerto e limitato, è tanto importante quanto può essere dannoso, immobilizzante.

Dobbiamo quindi trovare un compromesso, sale della vita pratica e teorica, un compromesso che sia poco compromesso, ma pur sempre un compromesso. Credo che già lo stiamo trovando, già iniziamo a cambiare, ciò che ci ha travolto, tsunami poderoso, ci obbligherà a cambiare, e noi proviamo, come sempre, ad adattarci. Il cambiamento dev’esserci, ciò che viviamo è la rivoluzione permanente, e noi dobbiamo imparare ad essere rivoluzionari, ad essere quindi vitali, veri, a ricostruire la vita ed i nostri modelli. È un’imposizione più che un avvertimento o un consiglio. Ma come ho già detto, e come spero, l’umano si è accorto, riprendendo Grossman, degli aspetti incontrollabili della sua vita.

La coscienza d’essere finiti deve portarci a cercare di lasciare un segno su questa terra, un ricordo vivido, dell’amore, un’ideale. Metterci in discussione ed assaporare la grande ubriacatura che è il viaggio della vita, condividendo. Condividere, aiutare, creare equità ed uguaglianza, rispettare ciò che ci circonda. Amare, abbracciare le persone, senza timore, aprirsi agli altri, credere fortemente nella forza delle idee, che non siano solo dogmatiche e assolute.

La strada che dobbiamo perseguire l’ha illuminata con la sua morte, Luis Sepúlveda, a dimostrazione che nulla si crea e nulla si distrugge. L’ha illuminata e continua a farlo con le sue parole d’umanità, lo spirito combattivo di chi ricerca la libertà per sé e per gli altri, conscio che non c’è benessere, e star bene, senza il benessere di tutti. Ha lottato, sempre, affrontando il suo destino, lasciando un sogno a tutti noi, lasciando una speranza d’un’idea di fratellanza, come prima aveva già lasciato il suo compagno ed amico, Salvador Allende.

È una strada da percorrere fianco a fianco, senza lasciare nessuno indietro, lo continua a ripetere da giorni Papa Francesco che, da persona umana profondamente spirituale si cala nella realtà di chi soffre, di chi combatte, di chi muore e lascia con sé un’eredità, preziosa, da custodire e tramandare. La memoria, che già stavamo perdendo, inizia a perdersi fisicamente, una generazione sta morendo, e noi dobbiamo custodire e tramandare gli insegnamenti, come abbiamo fatto dall’alba dei tempi. Nessuno si può dimenticare cos’è stato prima di lui, nessuno si può dimenticare gli orrori delle guerre, dei campi di sterminio, nessuno si può dimenticare di chi ha combattuto per la libertà,la Resistenza, e lo ha fatto per tutti, senza distinzioni.

La Resistenza è un atto d’amore, è un atto di stravolgimento affinché tutti possano vivere condizioni migliori. Non dimentichiamo quindi le nostre fragilità, il nostro destino, il nostro essere. Diamo carezze, diamo tempo a chi ne merita, diamo amore incondizionato, viviamo per ciò che è essenziale, gustiamo tutto senza la velocità bulimica che ci ha oppresso.

Questo è il mio manifesto d’amore e di lotta, d’amore e d’idee, che coltivo e provo ad esprimere e a mettere in atto, guardando ammirato il viso di Alessia, senza cui tutto questo torpore mi avrebbe avvolto, annebbiandomi la vi(s)ta. Lei che mi insegna a camminare, che m’insegna a gioire della vita, delle piccole cose, che m’insegna ad andare in avanti, affrontando il destino, mano nella mano, verso un orizzonte futuro, ma vivendo vivacemente il presente, con un sorriso lucente ed uno sguardo un po’bambino.

 

MICHELE ZAMAGNA 24/04/2020

VERSARI-MACRELLI 5^A servizi-socio-sanitari


Categoria: A casa come a scuolaData di pubblicazione: 28/04/2020
Sottocategoria: TestiData ultima modifica: 28/04/2020 08:21:35
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